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Yoga al femminile – Il miracolo della vita

Yoga al femminile – Il miracolo della vita

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Ormai da diversi anni ci adopriamo per accompagnare e sostenere la donna in uno dei momenti indubbiamente più belli e creativi della sua vita: la gravidanza.

Le lezioni di yoga prenatale sono a cura di una insegnante qualificata in yoga pre e neo-natale che ormai da molti anni dedica la sua professionalità in questo campo.

Il periodo della gestazione è un momento che necessita di un sostegno adeguato a livello psico fisico ma anche emozionale: nel corso dei mesi il corpo della gestante subisce inevitabili cambiamenti, i suoi muscoli e le sue articolazioni tendono a subire il carico del peso che aumenta, cosi come l’insorgere dell’ansia rispetto ad un evento tanto desiderato quanto totalmente nuovo.

 

Per questo la nostra proposta non è confinata solo alle due sessioni di yoga settimanali, ma è modulata come un vero e proprio percorso di sostegno nello svolgere dei mesi fino al momento del parto. Il percorso proposto prevede un incontro di condivisione con i futuri babbi, i quali, grazie all’apprendimento di semplice tecniche di digitopressione, potranno contribuire attivamente nell’alleviare quei piccoli disturbi che solitamente insorgono in questo periodo come ad esempio la nausea o la lombalgia.

 

L’incontro con l’ostetrica è l’altro appuntamento importante: ricevere informazioni utili ma soprattutto chiare riguardo l’excursus della gravidanza è sicuramente utile a mitigare l’ansia, le preoccupazioni e a chiarire i dubbi che possono insorgere, così da restituire alla gestante tutta la serenità e la gioia che merita l’essere protagonista di un evento tanto meraviglioso. Il ruolo dell’ostetrica, inoltre, é un valido supporto non solo per la gestante ma anche per la coppia e riguarda tutto il processo che va dalla gestazione al travaglio e dalla nascita al puerperio.

Il nostro Centro considera un privilegio poter dedicare uno spazio esclusivo alle future mamme, poiché i corsi di yoga prenatale infondono a tutto l’ambiente un’atmosfera molto particolare e coinvolgente all’insegna di quell’attesa gioiosa che prelude al ripetersi del miracolo della vita.

 

E infine:

Grazie al massaggio neonatale, sarà altrettanto bellissimo e emozionante anche per noi fare finalmente conoscenza dei nuovi arrivati e dare loro il benvenuto.

 

 

Meditare in tempo di guerra

Pensando a questa guerra.

Nella guerra siamo tutti perdenti, anche coloro che non la combattono o pensano di non restarne coinvolti.

C’è un senso profondo di inadeguatezza in tutto il genere umano. Una sbafatura orrenda tra ciò che riteniamo o conclamiamo di essere e ciò che realmente siamo o siamo diventati.

Lo stato di pace non si mantiene automaticamente ma è nostra responsabilità.

Dentro di noi e fuori di noi abitano costantemente fazioni separate, alcune tifano per la pace altre per la guerra e spostare l’asse della bilancia più su un lato rispetto all’altro è il nostro impegno per la vita.

Ripartire da noi

Allora pensando alla guerra mi chiedo quanta pace io sia in grado di generare e preservare al mio interno.

Mi chiedo se sono in grado di riconoscere quanta violenza ci possa essere nei miei pensieri prima ancora che nelle mie parole e poi nelle mie azioni.

Mi chiedo quanto sia disposta a guardare agli effetti collaterali di pensieri parole azioni originati da desideri di supremazia, di rivalità, dalla smania di possesso, dall’intolleranza e ancora e ancora.

Mi chiedo quanto sia disposta a sostituire dentro di me pensieri di guerra con pensieri di pace, accogliendomi in tutte le sfaccettature diverse e meno luminose del mio essere e abbracciando così il mio più temibile nemico.

E allora, strada facendo mi viene da interrogarmi sulla vita per quello che è, senza dover aggiungere o togliere niente ma così, come tanto generosamente mi è stata donata.

La meditazione come cura

La meditazione non ci assopisce, non ci estranea dalla realtà, non è quello lo scopo. Quando sediamo siamo chiamati a tuffarci nel nostro mondo interiore senza tapparci il naso, ma con uno sguardo sveglio, aperto e privo di filtri.

Ho sempre pensato che per meditare ci voglia coraggio. Predisporsi all’ascolto per incontrare sé stessi per quello che siamo, senza più raccontarsi niente, non è mai cosa semplice e banale. Quando ci sediamo, poco alla volta, ci apriamo alla possibilità di abbracciare tutto di noi anche le parti più oscure, violente, spiacevoli.

Nell’abbandono del giudizio e della riluttanza deponiamo le armi e nella resa incondizionata a noi stessi diventiamo finalmente uno strumento di tolleranza, uno strumento di pace.

Allenarsi alla pace

Diventare esseri pacifici richiede allenamento ed intento. Allenarsi significa stabilire, poco per volta, una relazione privata con la propria pratica, per tornare a quel rapporto di intimità con se stessi da cui potersi osservare per quello che siamo.

Durante i miei corsi chiedo alle persone di tenere un quaderno dove poter annotare le loro esperienze: le comprensioni non più ragionate, le intuizioni che emergono spontaneamente durante la pratica, non vengono perse ma restano una porta aperta da dove ripartire ogni volta per trasformare con gradualità i processi mentali.

Alla pace ci si allena passo dopo passo : tornare a guardare se stessi in trasparenza supera i limiti rigidi delle nostre convinzioni, apre la strada alla morbidezza e alla comprensione di una necessaria co-responsabilità nei nostri confronti e verso tutta l’umanità.

FRA ORIENTE E OCCIDENTE

FRA ORIENTE E OCCIDENTE

Storia e Spiritualità

Attraverso l’arte, il silenzio, la meditazione

 

LA CERIMONIA DEL TÈ

La cerimonia del tè, non rappresenta una semplice degustazione di tè, ma un rito che, da tempi molto antichi, abbraccia i principi di armonia, rispetto e contemplazione.

Ogni gesto, dalla preparazione fino alla degustazione finale, si arricchisce di significato e ci trasporta fuori dalla casualità e dall’ordinario.

RITUALE E MEDITAZIONE

Si tratta di un rituale culturale, estetico, meditativo. È un’Arte perché oltre ad insegnare il rispetto per l’altro e per le cose, pone l’accento sulla percezione di quella “Bellezza” che siamo in grado di cogliere solo quando la mente è calma e concentrata. Lo stesso obbiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere grazie allo yoga e alla meditazione : uno stato in cui il livello della nostra attenzione si eleva, l’esperienza della realtà sensoriale si interrompe, la nostra osservazione si rivolge all’interno e diventiamo in grado di riconoscere quella pulsione vitale che avvolge il nostro interno e permea allo stesso tempo tutto lo spazio intorno a noi.

Per questo potremo definire questa cerimonia come una pratica di Pratyahara. Uno strumento per affinare la qualità della nostra concentrazione, indispensabile per aprirsi all’esperienza successiva dello stato meditativo profondo.

Viene considerato anche un rituale di solitudine, perché in questa esperienza possiamo imparare a non sentirci più soli, ristretti nella nostra sola realtà individuale, e sperimentare tutta la pienezza della nostra essenza lasciandoci attraversare da un campo pranico più grande e più ampio che ci nutre e ci sostiene : come un piccolo fiume che fluisce nel grande mare e dove l’acqua del fiume è la stessa dell’acqua del mare.

QUALCHE CENNO STORICO

La Cerimonia del tè ha origini antichissime. Nasce nella Cina meridionale nei monasteri buddisti, qui veniva utilizzato dai monaci come sostegno nelle lunghe ore di meditazione e nella ricerca interiore del sé.

Solo successivamente, all’incirca 400 anni fa, il rituale fu diffuso dagli stessi monaci anche in Giappone, dove i samurai lo usavano come strategia per mantenere la loro mente stabile e calma durante i combattimenti.

“…..beviamo nel frattempo un sorso di tè. Lo splendore del meriggio illumina il bambù, le sorgenti gorgogliano lietamente, e nella teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero…”

Da “Lo zen e la cerimonia del tè” Kakuzo Okakura

Come scegliere un bravo insegnante di yoga

 

Come scegliere un bravo insegnante di yoga: le domande da fare – formazione – colloquio – sintonia e fiducia

Uno degli aspetti di base fondamentali in grado di qualificare un insegnante di yoga come un bravo insegnante è rappresentato dalla sua formazione. L’aver conseguito una certificazione adeguata presso una scuola di formazione riconosciuta e per un periodo solitamente non inferiore ai quattro anni e che comprenda lo studio della parte anatomica, come lo studio approfondito dei testi antichi.

In tutte le attività, la fase del tirocinio è molto importante. Lo è ancor di più nel caso dell’insegnamento dello yoga, dove il lavoro su sé stessi diventa un luogo necessario a sperimentare in prima persona ciò che si è appreso e che può fare la differenza nella qualità e nell’efficacia dell’insegnamento proposto.

Insegnare è un’arte

Un bravo insegnante di yoga deve prima di tutto avere un intento chiaro su come e in che modo strutturare una pratica di yoga affinché, nel rispetto delle singole diversità, sia di reale beneficio per tutti.

Deve essere un buon accordatore: insegnare è un’arte e nello yoga rappresenta l’arte della condivisione, del saper accompagnare ogni singola persona fino a far risuonare al suo interno le vibrazioni più intime e profonde del proprio essere.

Il corpo ha una espressività non sempre verbalizzata

Un buon insegnante di yoga deve essere lui stesso un buon meditatore. Deve educarsi al silenzio, necessario ad affinare quella sensibilità all’ascolto che lo porterà a comprendere e, talvolta a “riconoscersi”, nelle storie sottese alle contrazioni di un corpo fisico ed emozionale: contrazioni e tensioni quasi sempre non verbalizzate e cristallizzate a monte delle stesse parole.

Spesso le classi di corsi yoga non sono eterogenee e solo un insegnante che abbia sperimentato un grado di preparazione più approfondito, che non sia solo quello didattico, potrà riconoscere le necessità di ogni singola persona, avvalersi delle opportune e diverse varianti alle asana, e costruire così una lezione di yoga che possa rappresentare comunque il massimo grado di benessere per tutti.

Una qualità di ascolto e di attenzione costante e mirata durante le lezioni, permetterà l‘instaurarsi di uno stato di sintonia e di fiducia che promuoverà l’affidarsi spontaneo alla guida dell’insegnante, e renderà così più facile l’abbandono e il rilascio delle tensioni.

L’insegnante di yoga è solo un tramite per il ben-essere

Infatti ciò che contribuisce a rendere veramente efficace l’insegnamento nei corsi yoga è la sua capacità di creare un clima di collaborazione e di fiducia reciproca, dove la persona possa sentirsi accolta, compresa e guidata verso la migliore espressione di sé.

Vale sempre la pena di prendersi qualche minuto da dedicare all’allievo, soprattutto se si tratta di una lezione di yoga per principianti. Un colloquio preliminare di pochi minuti può risultare molto prezioso per l’insegnante per mettere in luce le necessità peculiari della persona e al neofita per comprendere più a fondo il reale significato dello yoga e le sue finalità.

Importanti sono le domande da fare, ma altrettanto importanti sono le risposte. Non viene richiesta alcuna performance, alcuna competizione, tutto avviene gradualmente, passo dopo passo. L’unica modalità richiesta durante l’esecuzione degli asana è la gentilezza, l’accoglienza e la cura di sé. Una modalità necessaria per cambiare l’approccio verso se stessi, verso gli altri, verso la propria realtà.

Un bravo insegnante di yoga accompagnerà l’allievo a vivere la pratica come un luogo di intimità personale, dove con gradualità arrivare a trascendere la mente con le sue aspettative e così il corpo fisico, lasciando nuovamente spazio alla meraviglia dell’accadere e della non dualità.

Porta nella tua vita il benessere dello yoga e della meditazione: YOGA TERAPIA – parte prima

Yoga terapia si yoga terapia no: c’è molta polemica intorno a questo termine. Al di là della considerazione oggettiva che un insegnante di yoga di per sé non possa essere considerato un medico o un terapista non avendone le specifiche competenze. È anche vero che l’aspetto terapeutico è già insito nella disciplina dello yoga e che un insegnante che si rispetti dovrebbe essere tenutario e attento dispensatore di quella che attualmente viene riconosciuta come scienza yogica.

I benefici psicofisici avanzati e testimoniati sempre più da una pratica costante, diventano un luogo di riferimento cui la scienza medica e la psicologia occidentale rivolgono il loro interesse in modo sempre più approfondito.

È un dato di fatto ed esiste ormai un’ampia letteratura in merito a quanto l’efficacia della yoga terapia e della meditazione sia sempre più riconosciuta nel suo ruolo di terapia preventiva, adiuvante e lenitiva per molte patologie.

Medicina e meditazione: un’origine comune

Del resto le parole medicina e meditazione anche a colpo d’occhio, non sono così etimologicamente distanti. Esse condividono una radice latina comune = mederi ovvero curare.

Mederi è una parola che, a sua volta, deriva da una radice indoeuropea il cui significato è misurare: qui, l’interpretazione più immediata e istintiva di questo termine ci porta a considerare la circostanza che tutti gli esseri viventi possiedono al loro interno una personale misura tale da condizionarne la qualità dell’esistenza se non la stessa sopravvivenza.

Oggi sappiamo di poter definire il termine misura con la ricerca di un equilibrio interno: una condizione necessaria e in grado di influenzare qualitativamente tutti gli aspetti della vita dell’uomo e che la scienza yogica intende rivolta a tutti i piani dell’essere attraverso la sua forma triadica di asana- dhyana e pranayama.

Inoltre la vicinanza di questi due termini ci porta inevitabilmente ad interrogarci sul ruolo della meditazione nella medicina e su come possa migliorare la nostra salute.

Conosciamo bene quanto la yoga terapia si prefigga il riordino dell’organismo umano sia da un punto strutturale quanto a forza, flessibilità, allineamento – fisiologico attraverso la corretta funzionalità dei sistemi corporei ed infine psicologico attraverso la conquista del benessere mentale.

La diffusione del buddismo in Occidente

La diffusione occidentale del buddismo e delle tecniche meditative ha contribuito a spostare l’interesse di molti psicoterapeuti che, nonostante lo scoglio della “non esistenza dell’io” professata da queste dottrine, hanno iniziato a considerare la ricerca della liberazione dalla sofferenza psichica attraverso un percorso incentrato sulla autoconsapevolezza.

Anche gli studi effettuati attraverso le risonanze più all’avanguardia hanno permesso di evidenziare nuove frontiere nel rilassamento psico-fisico riconducibili alla pratica di Yoga Nidra.

Una pratica, ad oggi, considerata un metodo sistematico a valenza scientifica per indurre uno stato di rilassamento profondo ma anche il miglioramento delle funzioni cerebrali e cognitive riscontrabili nel potenziamento della capacità di visualizzazione, nel miglioramento della stimolazione sensoriale e non ultimo nell’attivazione della memoria a medio/lungo termine. il tutto grazie ad un preciso percorso di elementi di psicologia yogica e di psicologia occidentale.

Lo yoga come terapia adiuvante

Lo yoga in quanto terapia alla fine si basa sul principio che il corpo sia in grado di autoregolarsi e di re-instaurare l’equilibrio fisico e mentale necessario alla salute attraverso la valorizzazione delle proprie risorse personali.

Noi che pratichiamo yoga sappiamo che stare bene non è solo assenza di malattia o d’infermità, il corpo con l’andare del tempo inevitabilmente si corrompe.

Per stare bene occorre “sentirsi bene” da un punto di vista fisico, mentale, emozionale, relazionale, culturale, sociale. In una parola occorre essere in armonia con se stessi, con la vita indipendentemente dalle vicissitudini, dalle difficoltà e dal passare del tempo.

Nell’evoluzione di questo concetto anche l’OMS – l’organizzazione mondiale della sanità’ considera un dovere di tutti i governi lavorare per promuovere la salute dei propri cittadini attraverso la prevenzione, la regolamentazione e il mettere a disposizione tutto ciò che è necessario e indispensabile allo scopo.

In Germania ad esempio i medici di base, là dove necessario, prescrivono cicli di sedute di yoga e le sedute sono rimborsabili dal S.S.N del paese.

Yoga terapia e meditazione: due discipline sempre più ricercate

Nonostante il cammino sia ancora lungo, grazie al crescente interesse per lo yoga e la meditazione, l’attuale visione medica e scientifica si va sempre più indirizzando verso un concetto meno meccanicistico e multispecialistico per abbracciare una visione dell’essere più ampia, omnicomprensiva ed evolutiva. In quest’ambito ogni singola espressione fisica o mentale può essere considerata non più fine a se stessa, ma indagata nell’ambito di un processo dinamico che rivolge il suo interesse alla persona in tutta la sua complessità.

Questa nuova impronta permette di promuovere anche nelle terapie più tradizionali una migliore efficacia: se da un lato restituire alla persona la capacità di ascolto, la fiducia nelle proprie risorse e la padronanza di sé può aiutare favorevolmente nella risoluzione di un determinato malessere, dall’altro, in campo medico scientifico, l’avvalersi delle discipline dello yoga e della meditazione consente un contatto medico – paziente sicuramente più umano, maggiormente incline all’ascolto e quindi meno invasivo anche da un punto di vista emotivo.

“Siamo piccole onde dell’oceano cosmico” Paramahansa Yogananda