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Yoga in cucina. L’importanza di essere o meno solo vegetariani. Assumere alimenti sani, nutrienti e in quantità moderata

Yoga in cucina. L’importanza di essere o meno solo vegetariani. Assumere alimenti sani, nutrienti e in quantità moderata.

Quando si parla di yoga, inevitabilmente, si parla anche di dieta yoga o di yoga e alimentazione. Generalmente il mondo dei praticanti yoga privilegia un’alimentazione vegetariana a volte anche crudista, sottolineando l’importanza di indirizzare la scelta su alimenti sani, nutrienti e assunti in quantità moderate.

Al di là dell’importanza dell’unione tra yoga e alimentazione, che da un punto di vista etico ed ambientale mira a limitare il più possibile gli alimenti carnei, per contenere l’ormai dilagante fenomeno degli allevamenti intensivi che tutti conosciamo ormai fin troppo bene. Un altro aspetto più fisiologico della alimentazione yoga da non sottovalutare, consiste nel limitare la concentrazione di sostanze organiche azotate come ad esempio le purine ed evitare così il conseguente deposito di acido urico nelle articolazioni. Coloro che praticano yoga conoscono bene, quanto il concetto di Purificazione, così come ci viene tramandato dagli antichi yogi rappresenti un elemento spesso imprescindibile per mantenere il corpo libero dalle tossine e quindi, in grado di trarre il maggior beneficio possibile dalle posizioni. Per questo yoga e alimentazione per loro vanno di pari passo.

Non è un caso, che nei testi più importanti della Tradizione viene descritta e consigliata la pratica degli Shatkarma– le sei purificazioni del corpo – considerate come strumento importantissimo per raggiungere uno stato di armonia fisica e mentale prima ancora di dedicarsi alla pratica degli asana.

Al di la di questo, è necessario tenere conto che ogni persona ha una sua costituzione e una dieta yoga così concepita, può non risultare “tout court” favorevole per chiunque. Ancora una volta dovremmo ricordarci che lo yoga è la disciplina che come assunto prevede l’ascolto in ogni sua forma, e che uno dei suoi pilastri fondamentali è il concetto di “non violenza” come modalità con cui rapportarsi a cominciare da noi stessi e per tutto ciò che riguarda l’approccio con la nostra quotidianità. Quando decidiamo di adottare un cambiamento nella nostra vita questo produce inevitabilmente delle risonanze non solo a livello fisico ma anche a livello psichico ed emozionale. Pertanto, una persona che abitualmente si alimenta con alimenti carnei e i suoi derivati, dovrà valutare con attenzione le modalità e i tempi necessari per un eventuale cambio alimentare.

Scienza yoga e alimentazione. una scelta importante e complessa.

L’emergente ricerca scientifica guarda alla mancanza di salute non più solo come ad uno stato di malattia circoscrivibile alla ridotta funzionalità di un solo organo ma pone al centro dell’indagine non più solo il paziente ma la persona nella sua interezza. Questo più ampio sguardo va piano piano ad integrarsi con i dogmi di un pensiero scientifico che fino ad oggi era basato essenzialmente sulla soppressione e sulla medicalizzazione.

In questo processo, oggi, anche tutto il settore della Nutrizione, restituisce agli alimenti che ingeriamo tutto il loro valore intrinsecamente curativo e, di pari passo, anche la visione della medicina più integrata, guarda all’approccio alimentare adottato dalla persona come ad una delle porte di accesso di patologie metaboliche anche importanti ma anche come ad una possibile risoluzione in senso del recupero o del mantenimento dello stato di salute.

Siamo quello che mangiamo perché il cibo oltre a garantirci la sopravvivenza diventa parte di noi. Ma non solo.

Gli studi più recenti in ambito PNEI dimostrano quanto, non solo il cibo, ma anche la qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni influenzino direttamente le cellule e gli organi rafforzando o indebolendo il sistema immunitario. Ed è opportuno anche conoscere, in una fase pandemica come quella attuale, quanto ad una risposta metabolica efficiente possa rispondere una risposta immunitaria altrettanto efficiente.

Candace Pert eminente neuroscienziata e farmacologa insegna : “Non possiamo più attribuire alle emozioni e agli atteggiamenti mentali minore validità che alla sostanza fisica, anzi dobbiamo considerarli segnali cellulari che traducono le informazioni in realtà fisica, che trasformano letteralmente la mente in materia

Questo ci parla di una cosa molto importante, ovvero di come le nostre emozioni al pari del cibo che ingeriamo, siano in grado di veicolare nel nostro organismo, nutrire le nostre cellule per dare espressione a ciò che siamo.

Da tutto questo si può intuire quanto il concetto o meglio l’atto del nutrirsi costituisca un processo ben più ampio rispetto alla sola scelta di come alimentarsi, non confinata alla sola alimentazione vegetariana o, sebbene importante, al privilegiare alimenti sani, nutrienti, di stagione e assunti in quantità moderata.

Parlare di alimentazione come di alimentazione yoga, non significa essere per forza vegetariani : vuol dire parlare, anzitutto, della capacità e della predisposizione mentale che assumiamo nell’atto del masticare per consentire al cibo di essere digerito e assimilato nel modo migliore ed, infine, eliminare ciò che risulta superfluo.

La nostra ricerca ci invita, quindi, a considerare un fatto importante : se mangiamo il cibo più sano e migliore del mondo, ma lo carichiamo di pensieri ed emozioni afflittive questo ci intossicherà alla stessa stregua di un cibo avariato.

La cosiddetta “dieta yoga” altro non è, che un’alimentazione per la vita, uno stile di vita in grado di accompagnare la persona lungo un percorso di una maggiore consapevolezza indirizzato ad uno stato di  salute psicofisica ed emozionale.

Alimentazione yoga. Conclusioni.

“L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri” sosteneva M. Gandhi ma potremmo anche aggiungere “siamo ciò che mangiamo”. Poiché, come abbiamo visto, siamo il prodotto di ciò che ingeriamo ma anche della qualità dei pensieri che ruminiamo.

Spesso i nostri pensieri e le nostre emozioni possono avere un peso specifico ben superiore rispetto al cibo ingerito e questo può rendere più gravoso il processo digestivo.

Detto questo alcuni consigli utili saranno quelli rivolti più alla modalità con cui ci apprestiamo a consumare il pasto.

Sederci sul nostro cuscino qualche momento prima di metterci a tavola può risultare una buona strategia per sgombrare la nostra mente, e lasciare che prevalga quel senso di calma e di serenità che ci permetterà di dedicarci, in modo concentrativo, ad uno dei gesti più importanti della nostra giornata.

Alcuni yogi consigliano di assumere prima di ogni pasto la posizione di Makarasana – coccodrillo – da effettuare con una respirazione profonda per circa 10 minuti prima del pasto. Questa posizione avrà il vantaggio di rilassare in particolare il plesso solare e di predisporre anche la mente ad una migliore assunzione del cibo.

Per molte persone, uno dei problemi principali di cattiva digestione è rappresentato dalla velocità. Il cibo oltre che sui nostri fornelli deve poter essere cucinato anche nel nostro organismo attraverso “agni” il fuoco gastrico. Nella velocità il fuoco gastrico sfarfalla, al pari di un fornello malfunzionante che cuoce male i cibi. In questo modo le sostanze masticate velocemente verranno anche mal digerite e mal assimilate e la loro circolazione non consentirà alle nostre cellule di riceverne il giusto nutrimento.

Anche In questo contesto lo yoga ci mette a disposizione la pratica delle posizioni capovolte come ad esempio Viparita Karani Mudra . L’esercizio di queste posizioni oltre ad effettuare un’ importante azione su tutto il sistema endocrino e a rendere efficiente il fuoco gastrico, ci permette di rallentare l’inevitabile deterioramento del corpo fisico attraverso un processo elevato di purificazione che nello yoga sappiamo rivolgersi al corpo fisico, energetico, mentale ed emotivo.

La dieta yoga considera l’atto di alimentarsi come un atto che deve anche produrre gioia e sensazioni di soddisfazione. Mangiando lentamente, masticando a lungo avremo la possibilità di assaporare e trarre emozionalmente tutto il vantaggio da una ricca gamma di sapori sempre più sottili che, sprigionata durante la masticazione, andrà a liberare le endorfine, trasportandoci così in uno stato di appagamento di gusto ma anche sensoriale e quindi di pieno benessere.

In questo modo il cibo può assumere la sua doppia valenza del miglior nutrimento e della migliore medicina a nostra disposizione.

Accettazione: la via del cambiamento

Arriva un tempo nella pratica in cui per progredire si rende necessario cambiare passo alla nostra mente.

L’illusione di poter essere qualcosa di diverso da ciò che siamo, lascia il passo ad un’accettazione vera certa e profonda di noi stessi e della nostra realtà.

Il pensare lascia spazio al sentire, la riflessione alla sensibilità, il controllo al lasciarsi andare e poiché non si può sentire e pensare allo stesso tempo, sorgerà naturale l’esigenza di doversi fermare e scendere un po’ più all’interno per poterci incontrare.

La nostra storia non la troviamo scritta sui libri. Ognuno di noi ha un suo corpo, un proprio vissuto e la pratica ci restituisce l’opportunità di conoscerci ed amarci nelle nostre diversità per contemplarne la ricchezza e trasformarla in  nutrimento per noi stessi e per il bene comune.

Quando il sentire si fa strada, questo ci mette a nudo, ci svuota da tutte le sovrastrutture mentali, dai condizionamenti di senso che ci siamo dati per riconoscerci ma soprattutto per la paura di  incontrare la nostra fragilità;  incontrare  quella dimensione di vuoto che spesso spaventa, ma che è l’unica strada per ritrovare il senso vero di chi siamo.

L’attività dello yoga si può considerare un’attività un po’ pionieristica perché ogni volta che ci consentiamo di scendere al nostro interno possiamo scoprire  quanti e quali castelli la nostra mente abbia costruito fino a prendere in affitto la nostra vita e la realtà di tutto ciò che ci circonda.

La osservazione più sorprendente? La pace e la guerra, l’amore e l’odio, il buono, il salutare o il cattivo, il bello e il brutto non sono dicotomie o realtà precostituite, ma sono  parte integrante di noi, noi siamo tutto questo, ed è solo  la nostra mente a creare le condizioni per far emergere di volta in volta l’una anziché l’altra.

Il cambiamento che cerchiamo non avviene dietro uno schiocco di dita, occorre sviluppare un intento chiaro che è quello di  educare la nostra mente per renderla chiara e cognitiva come è la sua vera natura.

Detto questo, l’invito è: riconoscere e lasciare andare, abbandonare la banale retorica, le verità in tasca, i condizionamenti tutti, per  accogliere, amorevolmente, limiti e imperfezioni perché  quando si abbandona, la vita torna a pulsare per quello che è e noi torniamo ad essere liberi.

Andare oltre la forma, per progredire: accettare dove il corpo può arrivare nelle forme più intermedie e soggettive e, riconoscere in quella  posa, il punto di partenza e mai quello di arrivo. Permettersi di restare nella complessità silenziosa dell’immobilità per pacificare con se stessi e con tutta la nostra vita.

Possiamo addestrarci affinché le emozioni non siano più l’ago del termometro delle nostre azioni.

Prendendo a prestito una  riflessione di Alexander Lowen:  la vita appare come “quel procedere  di un ubriaco per strada, ma che sente nel suo inciampo, tutto il  senso del mondo”.

Guida ai tipi di yoga – come scegliere il più adatto: caratteristiche, stili, differenze tra benefici acquisiti

Il neofita che si avvicina allo yoga per la prima volta, di fronte ad una varietà di stili proposti, può legittimamente interrogarsi, su quale e su come scegliere il tipo di yoga più adatto, in base alle caratteristiche e alle differenze. Lo yoga presuppone un’esperienza globale. La vita stessa è un’esperienza che si rivolge all’essere umano nella sua interezza. Lo yoga è l’unico strumento realizzativo e trasformativo che non esclude nulla che prende in considerazione il corpo, l’energia e il piano mentale curandone l’interazione e permettendone la trascendenza. Per questo parlare soltanto di tipo di yoga, di stili di yoga, è banale e fuorviante di per sé,  se qualsiasi pratica andiamo a svolgere non rispecchia questi presupposti.

Olismo e olistico: tutto è connesso

Oggi il termine olismo o olistico è di gran moda, e viene talvolta un po’ abusato, si tende ad avvicinare questo nome a qualsiasi tecnica vogliamo definire in qualche modo come misteriosa, diversa dalla esperienza sensoriale ordinaria e, come sempre, il rischio è quello di banalizzare il significato più ampio e profondo di quanto proponiamo. David Bohm, un fisico teorico, il cui lavoro è principalmente incentrato sull’idea di totalità, descrive l’universo utilizzando il termine da lui coniato di “Olomovimento” come di una struttura complessiva identificabile in ogni sua singola parte. Interessante anche il suo rapporto con J.K. Krisnamurti( “Il tempo finisce” Astrolabio – Ed. Ubaldini)

In tempi ancora più recenti il filosofo Ervin Laszlo, vuole indicare un percorso che la scienza sembra aver dimenticato, un percorso che vuole far riscoprire un universo riunificato, un mondo rispiritualizzato, quale coerenza sottesa e dimenticata riferita anche all’essere umano : “tutte le parti del corpo sono simultaneamente, dinamicamente e quasi simultaneamente correlate con tutte le altre” (cit.”Risacralizzare il cosmo – per una visione integrale della realtà” Ed. Apogeo 2008).

Abbiamo quindi la presa di coscienza, di quanto anche  la ricerca scientifica e non solo guardi a come una comprensione del corpo inteso come struttura armonica in tutte le sue parti possa condurre ad un senso di completezza con sé stessi e con il mondo che ci circonda.

Lo yoga modellato su ognuno di noi

Olisticamente, lo yoga  coinvolge tutti i piani dell’essere, nessuno escluso. Pone l’accento sull’aspetto spirituale inteso come stato di pienezza, una sorta di beatitudine e di completezza a cui tendere come essere umani. Rappresenta il toccare la realtà al di là di ogni sapere precostituito; è lasciare che ci venga incontro l’esperienza profonda di uno spazio sacro dove la mente ha finalmente trovato la sua dimora. In questo spazio il corpo non è più da una parte e la mente da un’altra parte, così come lo yoga non è una cosa e la vita un’altra cosa. E’ uno spazio, un rifugio a cui ricondurci ogni qualvolta la mente torna a separare , per trascendere con rinnovata consapevolezza ogni dualità. Questa è l’intenzione che anima chi insegna e chi pratica la disciplina dello yoga così come è presente nella Tradizione,  a prescindere dalle tipologie o dagli stili di yoga che si scelgono.

Il nome proposto accanto allo yoga, ”yoga principiante” piuttosto che “avanzato”, “dinamico” o quant’altro, deve poter rappresentare solo una sorta di guida , un orientamento da poter dare alle persone che per la prima volta si affacciano a questo mondo e che non sanno a quale tipo di yoga riferirsi. La pratica dello yoga è un insegnamento individualizzato, ritagliato il più possibile a misura della persona . Anticamente la pratica si svolgeva come insegnamento diretto e verbale da maestro a discepolo. E se oggi  è proprio grazie alla sapienza di questi antichi yogi e alla generosa  sistematizzazione nell’opera di Patanjali che possiamo conoscere cos’è lo yoga, insegnarlo e praticarlo, certo non possiamo dimenticarcelo.

Ogni pratica proposta, a prescindere dal tipo di yoga, deve tener conto della persona nel suo insieme e deve rispondere alle caratteristiche già menzionate affinché chi pratica possa riscontrare dei benefici tangibili, possa ritrovare il suo equilibrio e dare la migliore versione di se stessa.

Perché sempre più persone praticano yoga?

Perché sempre più persone praticano yoga? A cosa serve, come si fa, perché funziona. Benefici per corpo e mente.

Il riconoscimento da parte dell’UNESCO dello yoga quale Patrimonio dell’Umanità, ha determinato, in tutto il mondo, un incredibile crescita di interesse nei confronti di questa antica disciplina, tant’è che oggi sempre più persone praticano yoga e questo rappresenta sicuramente l’aspetto più positivo. Al contempo, l’esplosione di quello che oggi potremo definire come “fenomeno yoga” unitamente all’assimilazione più recente di questa disciplina al mondo della ginnastica ha portato e continua a portare notevole confusione, e il rischio al quale stiamo assistendo è quello di un suo progressivo impoverimento nei suoi significati più’ profondi e nelle sue vere potenzialità anche curative.

Molte sono le persone che, attualmente, senza avere neanche una piena conoscenza di a cosa serva lo yoga varcano, la porta di un centro di pratica, a volte dietro un impulso di sola curiosità, oppure nel tentativo di liberarsi da quel mal di schiena che dopo tanti trattamenti non sono riuscite ancora a risolvere. In questo contesto, anche per un insegnante accompagnare nella comprensione circa l’importanza per la loro vita del percorso che stanno intraprendendo non è così banale e neanche scontato ma, frequentemente, può rappresentare per loro l’inizio di un graduale processo di conoscenza e di trasformazione: succede spesso, infatti, che quelle stesse persone ritrovino, fin dalle prime lezioni, la meraviglia di sentire il proprio corpo, il fluire del proprio respiro, la calma e un certo stato di benessere prima impensato.

OCCORRE QUINDI FARE UN PUNTO DI CHIAREZZA RISPETTO AL PERCHÉ SI PRATICA YOGA , A COSA SERVE, COME SI FA E PERCHÉ FUNZIONA.

Lo yoga non è assimilabile ad alcuna disciplina sportiva ma, diversamente da questa, rivolge la sua attenzione al corpo principalmente come ad un laboratorio di esperienza e di conoscenza.

Si assiste quindi ad un ribaltamento dell’attenzione che lo yoga invita a rivolgere al corpo fisico e questo rispetto all’atteggiamento e all’idea prevalente nella società moderna che vede il corpo come strumento di prestazione, macchina efficiente nonché mezzo di seduzione e da plasmare su modelli estetici spesso stereotipati e rispetto alla salute quale oggetto spesso passivo di intervento delle cure mediche.

Nello yoga si parla di corpo fisico come di consapevolezza corporea quale presupposto per un cammino evolutivo di autoconoscenza di ben più ampia portata, in grado di investire tutti i campi dell’essere. Lo yoga pone l’accento anche sulla sacralità del corpo, sull’importanza del rispetto dei limiti, sull’importanza dell’ascolto e di un’attenzione non giudicante ma amorevole. E tutto questo determina, nel tempo, importanti e concreti benefici per il corpo e per la mente che sappiamo essere così strettamente connessi.

Lo yoga funziona perché permette di trovare risposta al nostro interno a quelle domande che da sempre l’uomo si pone sulla sua esistenza e nel contempo, ci fornisce anche le strategia migliori per trasformare quell’angoscia esistenziale sottesa alla consapevolezza della nostra impermanenza.

Una pratica costante funziona perché è in grado di riportarci in equilibrio e lo fa in modo dinamico: Mano a mano che, approfondiamo la conoscenza di noi stessi, espandiamo la nostra consapevolezza, diventando osservatori dei nostri schemi mentali, guardiamo i nostri condizionamenti fino ad arrivare a valutare perfino la bontà delle nostre abitudini, per decidere di abbandonarne alcune a vantaggio di altre più salutari.

A cosa serve lo yoga? Lo yoga si rivolge alla nostra vita e ci accompagna principalmente a renderci consapevoli e protagonisti di ogni gesto della nostra vita. Ci rende presenti , per esempio, nel momento in cui mangiamo , non solo della qualità del cibo che scegliamo, ma anche del modo in cui lo assumiamo e dello stato d’animo con il quale ci nutriamo, affinché alle nostre cellule possano arrivare non sostanze “indigeste” ma il miglior nutrimento possibile.

Come si fa lo yoga? “Hatha yoganusasanam”: Ecco lo yoga. La via dell’azione chiara, sistematica e mirata in grado di renderci liberi e felici. Non è un caso che Patanjiali in tutta la sua opera non si soffermi, un attimo a parlare di asana o di tipologie di asana, se non del metodo e dell’approccio etico con cui praticare, e solo questo dovrebbe portarci fuori da tutta la confusione emergente intorno allo yoga. Yoga si pratica cercando di privilegiare l’ascolto, l’aprirsi a quella condizione che lo yoga stesso definisce quale “senso interno”. Una dimensione assai diversa dal fare e da l’identificarsi con una forma pensata o prestabilita, qui la forma diventa l’occasione di un incontro con l’esperienza più intima del se’ dove la coscienza possa espandersi.

A cosa serve lo yoga
Praticare tenendo a cuore i principi dello yoga e della sua Tradizione è uno degli elementi fondamentali del perché lo yoga funziona. Può indicare la strada verso la libertà autentica dell’essere, fornendo indicazioni preziose e tecniche utili al lasciare andare i condizionamenti, i pregiudizi, le errate conoscenze e tutto quanto con cui, solitamente “coloriamo” il nostro mondo, in modo da liberare finalmente la nostra creatività spesso compressa e rendendoci così più felici.

Yoga e ansia

YOGA E ANSIA DA CORONAVIRUS

Possibili suggerimenti e consigli per imparare a  rilassarsi da soli, grazie alle lezioni online  di yoga

Oggi parliamo di yoga e ansia, ma prima di cominciare proviamo a fare un passo indietro. Avremmo mai pensato solo meno di un anno fa, di trovarci improvvisamente calati nella realtà che stiamo vivendo attualmente ? Questo sicuramente ci fa toccare con mano il senso della nostra fragilità e della nostra  vulnerabilità, altera il nostro equilibrio e ci trasmette ansia .

Ora, nel  rimpiangere la nostra libertà e la nostra spensieratezza, potremmo anche  prendere consapevolezza di quanto, alla fine,  eravamo felici, felici ma sempre costantemente insoddisfatti. E se è vero che la vita è la nostra maestra migliore, questa potrebbe essere l’occasione per imparare a dare più valore a ciò che abbiamo, comprendere la ricchezza di quanto abbiamo  nelle nostre mani  e provare ad essere più felici e più grati.

Un focus sul mondo e l’epidemia

Al di là di queste considerazioni, sebbene importanti, in che modo il mondo sta  affrontando la situazione epidemiologica?

Attualmente il  nostro quotidiano, i nostri pensieri, le nostre azioni e perfino le nostre relazioni appaiono scandite da un comune denominatore: la preoccupazione. Alla preoccupazione per la salute si aggiunge quella per la situazione economica che sta diventando sempre piu’ difficile per molte persone. Molte sono le attività che rasentano la chiusura e per molti quel senso di benessere finora sperimentato lascia il posto  ad un forte  stato di quotidiana incertezza.

Sappiamo quanto una preoccupazione costante possa diventare una  fonte di ansia e quanto questa se mantenuta nel tempo possa concretizzarsi a sua volta  in uno stato di stress anche cronico,andando ad inquinare  la qualità della nostra quotidianità e della percezione del nostro equilibrio.

Non solo,  le prolungate misure restrittive adottate per il contenimento epidemiologico, limitano la nostra autonomia, sottraggono certezze  e ci rendono inevitabilmente più tristi, determinando una flessione anche del tono dell’umore .

Ansia da coronavirus e come combatterla con lo yoga

Oggi si parla sempre più di ansia da coronavirus. Attualmente, le statistiche medico scientifiche stanno purtroppo registrando, nella popolazione di tutta Europa, un considerevole aumento del ricorso a farmaci in grado di contenere  stati di ansia e di depressione. In definitiva, per molti il farmaco sembra rappresentare l’unico strumento utile per contenere o contrastare l’ansia e mitigare  il cosiddetto  stress  da coronavirus.

Per fortuna quanti di voi praticano yoga e hanno già avuto modo di sperimentare personalmente l’efficacia di questa disciplina per il loro benessere, hanno compreso  anche l’importanza di perseverare nella pratica quotidiana e grazie al supporto delle lezioni di yoga on line imparano l’arte del rilassarsi anche da soli.

Il binomio yoga e ansia appare essere una valida alternativa al farmaco  e rappresenta sicuramente la strategia migliore  per gestire le emozioni, nutrire la mente attraverso immagini, sensazioni, e  pensieri positivi e permettendo così di  allentare lo stato di  malessere e di sfiducia.

Yoga e ansia: qual è il collegamento?

Una pratica di yoga on line che preveda un corretto bilanciamento tra asana svolte con il giusto atteggiamento meditativo e tecniche di respirazione, di concentrazione e di rilassamento,  rappresenta il rimedio efficace  per restituire equilibrio e armonia al nostro sistema psico fisico, allontanando così il pericolo dell’ansia dello stress e della depressione da coronavirus.

La medicina più moderna, diversamente da quella ortodossa che si concentra unicamente  sulla soppressione  farmacologica del  disturbo, ne  indaga le cause e le  origini,  riconosce  la stretta correlazione tra un sistema nervoso alterato e lo stress emotivo e le sue implicazioni anche sulla qualità di risposta del sistema immunitario a possibili aggressioni esogene ed endogene.

Grazie a questo tipo di approccio, la pratica yoga diventa quindi un punto di forza per  la gestione dell’ansia e dello stress da coronavirus in modo naturale e soprattutto senza effetti collaterali. In particolare il pranayama – scienza del respiro – suggerisce, al proposito,  importanti tecniche di respirazione  yoga contro ansia e stress. Qualche esempio e consiglio utile  per imparare a rilassarsi da soli  e nel contempo prevenire eventuale ansia da coronavirus.

Yoga e ansia: le tecniche più utili

Tecniche respiratorie quali  vata neti o pulizia dei seni nasali – ujjay pranayama – kapalabhati  e brahmani pranayama, nadi shodhana, sono  quanto di meglio la respirazione yoga possa metterci a disposizione per purificare il nostro corpo e nel contempo rinforzare il nostro apparato respiratorio, con effetti riscontrabili nell’immediato a livello psicofisico.

Anche alcune asana specifiche come la posizione del guerriero –  virabhadrasana –  nelle sue forme e varianti può contribuire a restituirci quel senso di stabilità, di radicamento e di forza che ci lega alla terra e restituendo nel contempo stabilità e chiarezza anche alla nostra mente.  Altre asana che  prevedono la flessione della colonna all’indietro aprono il petto, rafforzano la muscolatura respiratoria e tonificano  la gola, e stimolano  la ghiandola del timo, rafforzando  così potentemente l’attività del nostro sistema immunitario. Quando il nostro respiro è calmo lo sarà anche la nostra mente, di conseguenza  il nostro sistema tornerà in equilibrio e potremmo lasciarsi attraversare indenni  dalle criticità, non ultima quella attuale dell’ansia e dello stress da coronavirus.