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YOGA MAMME E LABORATORIO ARTISTICO BAMBINI

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Yoga e meditazione sono termini usati spesso come sinonimi, eppure, nonostante per Patanjali, il padre dello yoga siano omologabili oggi giorno si tende spesso a rappresentarli se non addirittura insegnarli come se fossero due cose totalmente separate : lo yoga, infatti, viene considerata come una vera e propria disciplina; mentre la meditazione viene considerata invece, più come uno stato, persino un percorso, che permette di mantenere la mente quieta, vigile e consapevole.
Ma se togliamo l’aspetto meditativo alla pratica di asana cosa resta ?
Si ritiene che la meditazione possa essere sia abbinata allo yoga sia slegata da esso. L’ideale è, tuttavia, fare in modo che possano andare di pari passo, così da ottimizzare i benefici per corpo e mente.
C’è poi da dire che entrambe hanno lo stesso elemento alla base: il respiro. Esso si trova al centro del Pranayama: una branca dello yoga che contempla diverse tecniche di respirazione, la cui padronanza è essenziale tanto per l’esecuzione degli asana, quanto durante la meditazione.
I benefici di yoga e meditazione sono diversi. Ecco una panoramica di quelli più rilevanti e che mostrano in che modo entrambe risultano d’aiuto per la persona:
Tutto parte dalla postura, durante la pratica, e vale ancora di più nel Pranayama. È importante sedersi comodi, aiutandosi se necessario con un cuscino yoga da meditazione, ma anche con più supporti.
Risulta altrettanto essenziale evitare forzature: il respiro deve restare fluido e in un certo qual modo spontaneo. Aspetti che si sviluppano passo passo, con la costanza e l’esercizio. Poichè spesso il respiro va educato con degli esercizi di respirazione mirati a ritrovare un respiro naturalmente spontaneo.
Ujjayi, Nadi Shodhana, allungamento del respiro
Quando si parla di Ujjayi, nel Pranayama, si fa riferimento a quello altresì noto come “il respiro del vittorioso”. Ecco come funziona questa tecnica:
Sia nell’Ujjayi che in Nadi Shodhana si assiste a un allungamento del respiro. Per quanto riguarda quest’ultima, consiste in una respirazione alternata attraverso le narici. Ha diversi benefici e aiuta a prendere consapevolezza di sé e del proprio respiro.
Nello yoga, la meditazione più proficua è quella più semplice: si può partire con 5 o 10 minuti dopo l’esecuzione delle asana, per poi allungare gradualmente, semplicemente stando in silenzio o persino sdraiati. L’obiettivo è focalizzare la mente sul respiro, portandola in un luogo sicuro, libera da pensieri e preoccupazioni.
Ecco di seguito 3 pratiche di meditazione semplice. Vediamole insieme una per una:
Ma Il Pranayama vero per la meditazione è il kumbhaca: osservare quelle piccole pause di riposo che si manifestano spontaneamente alla fine dell’ inspiro e alla fine dell’espiro e cercare di dilatarle gradualmente, ci porterà a scivolare naturalmente nello stato meditativo.
Quanto praticare e quando evitare
Yoga e Pranayama possono essere praticati tutti i giorni. Per ottenere dei benefici concreti, la frequenza minima è di 2 volte a settimana.
Anche la meditazione può essere conseguita tutti i giorni: bastano 5 minuti, per poi aumentare in base a vari fattori personali.
Quando evitare, invece? Forzarsi non aiuta. Attenzione poi a condizioni come infortuni e malattie croniche, interventi chirurgici o una gravidanza: meglio confrontarsi con il medico e segnalarlo all’insegnante.
Il consiglio, per chi si approccia alla meditazione nello yoga, oltre a quanto già detto, è di prendere consapevolezza che i pensieri arriveranno e non aiuteranno a focalizzarsi su di sé: vanno accolti, piano piano si raggiungerà un equilibrio.
È essenziale uscire dalla meditazione quando lo si desidera: non forzarsi, come non ci stancheremo mai di ripetere, è basilare. Inoltre, è importante accettare la noia che può sopraggiungere: diventerà una risorsa preziosa.
Insomma, darsi tempo e amore: è questa la chiave per approcciarsi a yoga e meditazione.
In una società dove è richiesto di andare veloci, rallentare è percepito come fermarsi (e chi si ferma, dice un luogo comune, è perduto). Significa, in realtà, permettersi di respirare davvero.
È questa l’essenza più autentica del Restorative Yoga: una pratica dolce e profonda che unisce attenzione, silenzio e sostegno fisico grazie all’uso di supporti come cuscini, coperte e mattoncini.
Si tratta di una forma di yoga adatta a tutti, pensata per ritrovare il proprio equilibrio personale e calmare il sistema nervoso, dove non c’è sforzo né tensione, ma presenza e ascolto.
Vediamo, dunque, a proposito del Restorative Yoga, cos’è esattamente. Parliamo di uno stile introdotto negli anni ‘70 da uno dei Maestri più significativi del XX secolo: S.B.K. Iyengar.
Il termine “restorative” può essere tradotto come “riparatore”: lo yoga, nella visione di Iyengar, vede al centro l’idea che il corpo possa rigenerarsi quando trova un sostegno adeguato.
Parliamo infatti di pratiche con pochissime posizioni, ideate inizialmente per quanti sono affetti da infortuni, patologie oppure dolori di varia natura: per questo sono più soft e al contempo mirate.
Il risultato è il raggiungimento di una condizione di rilassamento profondo e riposo, con un effetto calmante che rende sia il corpo sia la mente più flessibile.
La chiave è la passività attiva: il corpo è completamente sorretto da supporti quali blocchi, coperte, cuscini, cintura e tappetino, naturalmente. La mente resta vigile e consapevole, favorendo l’autoguarigione e il riequilibrio naturale dell’organismo.
Il Restorative non va confuso con lo yin yoga: uno stile sviluppato da Paul Zink e Sara Powers dove la pratica degli asana va di pari passo con lo studio dei meridiani così come sono esplicitati nella medicina cinese.
Il Restorative Yoga è una sorta di “fratello calmo” dello Yin Yoga. Entrambi prevedono posizioni mantenute a lungo, ma con finalità diverse.
Quando ci si chiede, a proposito dello Yin Yoga cos’è, da un punto di vista concreto, occorre comprendere che questo stile lavora in profondità sui tessuti connettivi e sulle fasce. L’intensità è bilanciata e controllata in maniera tale da stimolare il corpo a implementare la propria flessibilità.
La pratica, inoltre, aiuta a uscire dalla propria zona di comfort ed è perfetta per bilanciare sessioni più dinamiche e ad alta intensità. Le posizioni vengono tenute ciascuna per un tempo compreso tra i 5 e i 10 minuti; la pratica dura almeno un’ora.
Il Restorative, al contrario, punta sulla semplicità e sul rilassamento. Le sedute hanno una durata di massima di 90 minuti, a fronte di un numero di posizioni che varia da 3 a 5, tenute per un tempo minimo di 5 minuti fino a un massimo di 30 minuti.
Può essere abbinato allo Yin Yoga: hanno scopi e intenti diversi. Entrambi denotano benefici considerevoli sia per il corpo che per la mente e sono di per sé piuttosto sicuri, risultando adatti alla maggior parte delle persone.
I benefici del Restorative Yoga sono diversi e si manifestano spesso già nelle prime settimane di pratica costante. Ecco quelli di maggiore rilevanza:
Da non sottovalutare il Restorative Hatha Yoga: una pratica contemporanea che combina i benefici di entrambi gli stili, a fronte di un rilassamento profondo a cui si aggiunge uno scioglimento ulteriore delle rigidità.
Il risultato è uno yoga lento, vario e dinamico, dove la matrice classica della disciplina si integra pienamente con quella più moderna, a testimonianza dell’attualità tanto dello stile Restorative quanto dell’Hatha.
Scopri come praticare yoga sulla sedia: esercizi utili per mobilità, rilassamento e anche supporto al dimagrimento.
Lo yoga sulla sedia è una metodologia adattiva per sperimentare i benefici dello yoga tradizionale, seppur in condizioni di ridotta mobilità o spazi limitati. Avvalendosi dell’aiuto di uno strumento comune, gli esercizi di yoga sulla sedia permettono di migliorare la postura, la respirazione e la tonicità muscolare in totale sicurezza. È una pratica inclusiva, scientificamente validata, che promuove equilibrio, consapevolezza e benessere psicofisico quotidiano.
Lo yoga sulla sedia nasce quale evoluzione terapeutica dello yoga classico, sviluppata per rendere accessibile la pratica a persone con differenti livelli di mobilità e capacità fisica. A differenza delle forme tradizionali, prevede che la maggior parte degli esercizi venga eseguita da seduti o con il supporto della sedia, riducendo le sollecitazioni sulle articolazioni e garantendo un allineamento posturale più stabile.
Non solo, agisce sull’equilibrio neuromuscolare e sulla propriocezione. I movimenti controllati, associati a respirazione consapevole, favoriscono la stabilizzazione della colonna e la rieducazione funzionale delle catene cinetiche. La presenza del supporto permette di lavorare in scarico, riducendo l’impatto su ginocchia, anche e caviglie per favorire un migliore controllo dell’allineamento.
Uno dei principali punti di forza dello yoga sulla sedia è la sua adattabilità alla maggior parte delle condizioni fisiche. Si tratta di una metodologia ergonomica, basata su principi di economia del movimento, controllo respiratorio e consapevolezza corporea.
Lo yoga sulla sedia per migliorare il proprio benessere è atto ad essere modulato in base alle esigenze individuali. L’obiettivo si basa sulla funzionalità del gesto motorio, intesa come integrazione armonica tra respiro, movimento e percezione interna.
Durante la pratica, la respirazione diaframmatica assume un ruolo cardine. La sincronizzazione tra inspirazione ed espirazione modula il sistema nervoso parasimpatico, favorendo uno stato di calma e concentrazione.
I benefici dello yoga sulla sedia sono molteplici, sul piano fisico, motorio e mentale.
Per il fisico, la pratica migliora la mobilità articolare, l’elasticità muscolare e la coordinazione motoria. Il lavoro mirato su spalle, schiena e anche favorisce una corretta distribuzione delle tensioni lungo la colonna vertebrale, prevenendo dolori e rigidità. Gli esercizi di yoga sulla sedia stimolano la circolazione linfatica e venosa, contrastando gonfiori e ritenzione idrica negli arti inferiori.
A livello neuromotorio, la pratica regolare migliora la propriocezione e l’equilibrio statico e dinamico, riducendo il rischio di cadute nelle persone anziane.
Dal punto di vista emotivo e mentale, la disciplina induce un effetto parasimpaticotonico, ovvero di riduzione dello stress fisiologico.
Gli esercizi di yoga sulla sedia si articolano in sequenze progressive che coinvolgono i principali distretti muscolari. Ogni movimento deve essere eseguito lentamente, mantenendo la consapevolezza dell’allineamento corporeo e del ritmo respiratorio.
La sedia utilizzata deve essere stabile, senza braccioli, con i piedi ben appoggiati al suolo e le ginocchia allineate ai fianchi. Si consiglia di praticare in un ambiente tranquillo, con abbigliamento comodo e illuminazione naturale, per favorire la concentrazione e il rilassamento.
Seduti con la schiena eretta, si inspira sollevando le braccia lateralmente fino ad unire i palmi sopra la testa. Espirare lentamente riportandole lungo i fianchi. Tale esercizio basico stimola l’articolazione scapolo-omerale, favorendo la lubrificazione articolare e la circolazione nei muscoli deltoidi e trapezi.
La sequenza simile al “gatto-mucca” dello yoga tradizionale, si può adattare utilizzando la sedia come strumento principale. In questo caso si chiede di appoggiare le mani sulle ginocchia, inspirare allungando la colonna e portando il torace in avanti. Si espira arrotondando la schiena fino a portare il mento verso l’esterno.
Da seduti, si solleva una gamba alla volta mantenendo l’angolo di 90° al ginocchio e contrai l’addome. Mantenere la posizione per alcuni respiri, poi rilasciare. Una pratica atta a rinforzare i quadricipiti e gli addominali profondi, contribuendo alla stabilità pelvica.
Varianti più avanzate dello yoga con la sedia includono contrazioni isometriche contro resistenza elastica, per incrementare la tonicità muscolare. Gli esercizi, in ogni caso, andrebbero eseguiti con l’aiuto e la guida di un maestro yoga esperto.
Lo yoga sulla sedia per dimagrire. Come puntualizzato in altri contesti lo yoga di per sé non fa dimagrire, poiché non si basa su uno sforzo cardiovascolare elevato, bensì su un lavoro metabolico profondo. Le sequenze combinate di respirazione, torsione e contrazione isometrica stimolano la termogenesi e migliorano la funzionalità del sistema linfatico, favorendo la depurazione dell’organismo.
La pratica costante induce un miglioramento del metabolismo basale attivando dei muscoli posturali e respiratori. In particolare, le torsioni del busto da seduti tonificano gli addominali obliqui e migliorano la motilità viscerale, utile per la digestione e la riduzione del gonfiore addominale.
Gravidanza serena: benefici, posizioni sicure e avvertenze trimestre per trimestre, per una pratica dolce e consapevole.
Praticare yoga in gravidanza è un modo per accompagnare, con consapevolezza, il profondo cambiamento del corpo e della mente durante i nove mesi di gestazione. Questa disciplina, se guidata da professionisti esperti, è uno strumento efficace per sostenere la postura, migliorare la respirazione e favorire il rilassamento, con benefici che si estendono anche al benessere del nascituro. In questa guida tecnica analizziamo la pratica trimestre per trimestre, approfondendo l’argomento.
Lo yoga gravidanza agisce su più livelli, combinando esercizi fisici dolci, tecniche respiratorie e momenti di ascolto interiore. Dal punto di vista fisiologico, favorisce l’allungamento e la tonicità dei muscoli, contribuendo a mantenere un corretto allineamento della colonna vertebrale. Non solo, migliora la circolazione e sostiene l’attività linfatica, riducendo gonfiori e senso di pesantezza alle gambe, frequenti nelle gestanti.
Sul piano respiratorio, l’allenamento al respiro profondo aumenta l’ossigenazione e sviluppa una maggiore percezione del diaframma, preparazione utile per la gestione del dolore e delle contrazioni durante il parto. A livello psicologico, lo yoga per donne in gravidanza aiuta a ridurre ansia e stress, incrementando la fiducia e la capacità di concentrazione.
Per comprendere come praticare yoga in gravidanza in sicurezza , è consigliato rispettare alcune linee guida, tra cui:
Nonostante i molteplici benefici, gravidanza e yoga devono essere integrati con prudenza, in particolare in presenza di complicazioni. La pratica va sospesa in caso di perdite ematiche, minaccia di aborto, placenta previa, ipertensione grave, contrazioni premature o rottura delle membrane.
Qualsiasi sensazione di vertigine, dolore addominale acuto o tachicardia persistente deve essere considerato come un segnale. Lo yoga, in questo contesto, deve essere uno spazio di sostegno e non di sfida: la priorità è la sicurezza della madre e del bambino.
Il primo trimestre, che copre approssimativamente le prime tredici settimane di gestazione, è una fase di adattamento intenso. Gli ormoni si modificano rapidamente, la stanchezza aumenta e possono comparire nausea e instabilità emotiva. Per questo motivo lo yoga nel primo trimestre di gravidanza è sconsigliato, in particolar modo per il fatto che il feto non è ancora consolidato.
Molte donne vorrebbero praticare lo yoga nel primo trimestre, ma è consigliato limitarsi alla respirazione e alla meditazione. La priorità è proteggere il feto durante questa fase particolare e di “assestamento”.
La componente meditativa diventa centrale, infatti concentrarsi sul ritmo respiratorio e sull’ascolto corporeo favorisce un approccio morbido alla gravidanza, predisponendo la mente a una maggiore stabilità emotiva.
Il secondo trimestre è spesso considerato il momento armonioso della gravidanza. Le energie tendono a stabilizzarsi, l’utero si espande e il corpo si adatta, permettendo una pratica più ampia e dinamica. È il periodo ideale per lavorare su equilibrio e forza, sempre nel rispetto dei limiti individuali.
In questa fase, lo yoga per donne in gravidanza mira a consolidare il tono muscolare, in particolare del pavimento pelvico e del core, senza creare tensioni eccessive. Le posizioni si adattano alla crescita dell’addome, con attenzione a mantenere la colonna neutra e a favorire l’allungamento laterale.
Il tema principale del secondo trimestre è la stabilità del bacino. Il rilascio dell’ormone relaxina aumenta la flessibilità articolare, riducendo la stabilità delle articolazioni pelviche e sacro-iliache.
Gli adattamenti principali possono includere:
Sono pratiche che consentono di mantenere una buona postura, ridurre lombalgie e favorire la stabilità necessaria per sostenere il peso crescente dell’addome.
Con l’avanzare della gravidanza, il corpo raggiunge il massimo grado di espansione. Il peso aumenta, il respiro può farsi più corto e la stanchezza tende a crescere.
Lo yoga prenatale in questa fase si concentra sul rilascio della zona lombare, sull’apertura del bacino e sulla gestione del respiro. Ogni movimento deve essere eseguito lentamente, con attenzione e rispetto. La connessione tra respirazione e percezione del pavimento pelvico diventa il fulcro della preparazione al travaglio.
Le posizioni yoga utili nel terzo trimestre sono pensate per favorire apertura, stabilità e comfort. Tra queste, la malasana modificata (accovacciata su supporti) aiuta ad allungare il pavimento pelvico e ad abituare il bacino alla posizione fisiologica del parto. Le posizioni di Supta baddha konasana e balasana larga favoriscono il rilassamento e la decompressione lombare, mentre i movimenti dolci del bacino in posizione quadrupedica mantengono la mobilità necessaria.
Ci sono alcune domande frequenti che, le mamme in attesa, si pongono. Proviamo a rispondere alle più frequenti.
Sì, a condizione che le lezioni siano condotte da insegnanti certificati e che le pratiche siano adattate ai diversi trimestri. È importante mantenere sempre il contatto con il proprio ginecologo o ostetrica per valutare eventuali limitazioni.
Preferibilmente dal secondo trimestre, seppur dal primo sia possibile dedicarsi a respirazione e meditazione. L’importante è che si sappia sempre come praticare yoga in gravidanza in sicurezza.
Sì, con le dovute precauzioni e adattamenti. Nelle ultime settimane si prediligono posture di sollievo, apertura e rilassamento, evitando ogni sovraccarico.
Per le future mamme che desiderano un percorso sicuro e personalizzato, YogaTime propone un corso yoga in gravidanza nella sede di Livorno, pensato per accompagnare ogni donna lungo tutte le fasi della gestazione. Gli insegnanti, professionisti formati in discipline olistiche e in anatomia applicata alla gravidanza grazie al conseguimento di Master specialistici in Yoga Prenatale, guidano le partecipanti con attenzione e sensibilità, adattando la pratica alle esigenze fisiche e psicologiche individuali.
L’approccio di YogaTime si basa sull’ascolto, sul rispetto dei tempi del corpo e sulla progressione graduale delle posizioni. Le lezioni integrano elementi di respirazione, rilassamento e movimento consapevole, offrendo un percorso completo che unisce tecnica, sicurezza e benessere. Il corso si avvale anche degli incontri con l’ostetrica e degli incontri con i futuri babbi.
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